Mammì Giovambattista;
per tutti Giovannino
o …u  canatu  i  mastru  Titu!

 

Sono trascorsi ormai 14 anni da quando egli morì il 22 luglio del ’93 e ancora molti si ricordano di lui anche se non era originario di Roccella e non aveva, appunto, suoi diretti parenti qui al paese. Basta dire …quell’omone grande e grosso e tutti, oggi, hanno un sobbalzo e cominciano a dire …ah, sì chiju randi e grossu chi lavorava cu mastru Tito a Dogana!
Se la stazza fisica, però, era e rimane il principale appiglio per identificarlo nei ricordi ancor oggi di lui viene subito a ruota ricordare tante altre cose che molti e soprattutto nel quartiere Dogana, che lo viveva maggiormente, ne riconoscono tipo:
era un lavoratore che si alzava tutte le mattine alle 4 perché, così scherzosamente ribatteva, le galline, che lui accudiva, mangiano oltre la domenica anche a Natale e Pasqua!

Mammì
Non si tirava mai indietro a nulla e lo faceva sempre sorridente per la sua famiglia e in particolar modo per i suoi due figli Salvatore e Maurizio che ha cresciuto con dedizione totale. Oggi loro sono apprezzati per l’educazione, per i modi garbati, per non avere mai avuto a che fare con la giustizia (e dalle nostre parti è un vanto) per la semplicità e per il rispetto per gli altri ed in particolar modo per i bisognosi. Tutto questo però è certamente anche farina del sacco del signor Giovannino Mammì, come lo chiamavano tutti; egli con fare molto gentile e soprattutto democratico (i suoi figli asseriscono che o due tre volte ha alzato el mani e sinceramente perché l’avevano fatta veramente grossa!) ha cresciuto loro dandogli sempre fiducia.
A prescindere che probabilmente erano anche bravi i suoi figli a meritarsela ma bisogna riconoscere a Giovannino che li ha lasciati sempre fare; non li ha mai oppressi e mai ha impartito comandi. Non era proprio nel suo carattere.!
Tutti di lui sanno che dietro quella imponente figura fisica c’era un uomo gentile e che ci teneva all’educazione ed al rispetto. Se vedeva una persona che aveva bisogno si prodigava e faceva di tutto per aiutarla. Alla sua famiglia ha dedicato la sua vita nel senso che effettivamente mai ha preso del tempo per divertimenti o svaghi personali. A lui bastava vedere i suoi figli stare bene e se usciva lo si vedeva di conseguenza o con la moglie, la signora Tripepi, a maestra, o coi suoi due figli.
Era moderno, a dispetto della sua età, nel senso che è arrivato a imporsi col la propria moglie pur di mandare il figlio a soli 12 anni a Roma in gita con la scuola; e semplicemente perché desiderava che suo figlio girasse il mondo e conoscesse più cose. Aveva fiducia in lui, è chiaro, ma nel 1974 era da considerare quasi più una pazzia!
A suo figlio Maurizio, oggi apprezzato capitano medico, non faceva mancare niente pur di non distoglierlo dallo studio e, anzi, molte erano le volte che gli permetteva vacanze anche all’estero pur di divertirsi! Era diventato anche un bravo coltivatore della terra a tempo libero pur di poter dare la possibilità alla sua famiglia ed a suo figlio medico all’università di usufruire di alimenti sani e abbondanti.
Lui era quello che andava tutte le domeniche a messa, anche quando non gli era facile arrivarci viste le sue problematiche derivanti dall’ictus che lo colpì. Andava a trovare spesso i suoi familiari a Rosarno (era natio di quel paese) e anche per loro si prodigava al punto che permetteva a dei suoi nipoti che avevano perso in prematura età il loro padre, suo cognato, di venire ogni estate in vacanza a Roccella, pur di farli divertire!
Era molto riservato ed anche un tipo molto preciso; un uomo di parola. Lui era una roccia e mai la famiglia si ricorda di lui che avesse anche solo un raffreddore; per quanto ciò, però, ebbe un infarto a 62 anni e da lì fù un’odissea culminata in altri infarti e ad un ictus che gli paralizzò mezza persona. Soffrì molto in quel periodo e comunque grazie alla terapia ed alla forte tempra che l’ha sempre accompagnato riuscì, se non altro, a ritornare ad essere un pochino autonomo. Nel tempo era anche riuscito a deambulare con un particolare bastone che, se non altro, gli permetteva di gestirsi da solo. Fatto stà che negli ultimi tempi di lui ci si ricorda che stava sotto casa sua o in chiesa ed alla piazzetta Dogana, sempre accompagnato dai suoi figli che da lui hanno preso soprattutto la semplicità, il rispetto, l’educazione ed il piacere di aiutare gli altri.
Giovannino Mammì  era un omone semplice e gentile; ricordiamolo così!